Antonella Cozzi studia Lettere Moderne presso l’Università Federico II di Napoli.Ha seguito un corso di giornalismo presso il Pompeilab, tenuto dal dot. Antonio Morese. Collabora, attualmente, con Informacittà.
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ciao,
vedo con dispiacere che hai smesso di discutere in merito a questo articolo:
http://www.napoliurbanblog.com/taglia-il-pene-e-lo-getta-nella-spazzatura-new-york/6598
Senza Rancore e felice della possibilità di poter chiarire direttamente con gli autori degli articoli grazie alle tecnologie informatiche.
Fabrizio.
Beh, è impossibile continuare nel tentativo di mostrare che ciò che ho scritto non è indicativo di ciò che ciascun lettore può leggervi setacciando le parole in un filtro che si perde nella morale individuale. A tal proposito cito Heinrich Böll:
“Chi pratica le parole, e con passione, come confesso è il mio caso, diventa, quanto più dura tale pratica, sempre più pensoso, perché è costretto a rendersi conto di quanto siano equivoche, nel nostro mondo, le parole.Appena si siano pronunciate o scritte ecco si trasformano, addossandola chi le ha scritte o pronunciate una responsabilità che solo raramente egli è in grado di portare. Chi scrive o pronuncia la parola ‘pane’ non sa che cosa ha fatto: si sono combattute guerre per questa parola, essa ha provocato omicidi, porta in sé una eredità formidabile, e chi la scrive dovrebbe sapere quale eredità porta e di che metamorfosi sia capace.Se noi, consapevoli dell’eredità insita in ogni parola, esaminassimo i nostri vocabolari, studiassimo questo catalogo della nostra ricchezza, scopriremmo che dietro ogni parola si nasconde un mondo, e chi pratica le parole, come fa chiunque redige una notizia giornalistica o mette in carta il verso di una poesia, dovrebbe sapere che mette in moto dei mondi, che scatena forze polivalenti: quello che può consolare uno può ferire a morte un altro. “
(mi prendo la confidenza di darti il tu, se ti dà fastidio dimmelo)
ti ricopio, frasi come:
“Ma allora sta diventando un viziaccio!”
e poi:
“di star per dire addio al suo caro amico di viaggi, sbornie e notti solitarie.”
ma sopratutto, mi ha indignato un poco:
“seppure continuo a sorridere e pensare “ben ti sta!”. Lorena è diventata un’icona per tutte le femministe!””
Non possono essere equiparate a parole che, per caso, hanno urtato qualcuno, perché sono abbastanza dirette. Tra l’altro io penso che le femministe facciano lotta politica per l’equiparazione dei diritti, e che non siano tutte così vendicative….
Concetto tra l’altro ripreso da questo commento di lisa:
Sinceramente parlando, credo che qui non si possa parlare nemmeno di giornalismo.Scusatemi, ma un articolo a prescindere dal contenuto dovrebbe quanto meno rispettare le norme di verità,oggettività della materia che si va ad affrontare; seppure si tratti di peni mutilati.Non sono una giornalista né chissà chi , ma da semplice lettrice , non ne ho ricavato nulla . Se non una becera morale cristiana del ” occhio per occhio ,dente per dente” celata sotto forma di aforisma filosofico “determinismo esistenziale”.Cerchiamo di essere più lucidi e consapevoli quando scriviamo, le parole sono armi e se vanno in mani sbagliate si fanno danni. E null’altro.
Detto questo, le parole da te citate puoi mandarle a http://www.ilgiornale.it/ ti prendono sicuro a lavorare..perché potenzialmente pure loro potrebbero citarle e quindi giustificarsi di tutte le cose che hanno la faccia di dire.
Veramente senza rancore. E se pensi “ma non ha altro da fare?” Per me discutere non è mai una perdita di tempo, sopratutto quando si discute su un blog che fa libera informazione e non è assoggettato a nessuno, quindi si ha la consapevolezza di parlare con persone oneste, come sono sicuro tu sia, con cui vale la pena discutere.
Fabrizio Esposito