(Articolo: Mario Pacca)
In onda giovedì scorso su Napoli TV (e contemporaneamente in streaming internet su www.madeinlove.tv) alle ore 23.00, la prima puntata dell’ormai “plurichiacchierato” Made in Love, rifacimento in chiave partenopea del celebre programma “Uomini e Donne” della De Filippi; rifacimento del tutto innovativo dal punto di vista del sociale e della battaglia per i diritti LGBTQI, che ha visto prendere parte al programma esclusivamente ragazzi gay dai 18 ai 40 anni. Idea più che buona che segna un punto di rottura nella società e che vede Napoli capolista nell’accettazione, promozione e divulgazione delle differenze, di ogni sorta.
Merito certo del programma è di non aver seguito il filone nazionale della “giullarizzazione” della figura dell’omosessuale: quattordici ragazzi della porta accanto (tra tronisti e corteggiatori) sono apparsi davanti alle telecamere di Napoli TV, dichiarando liberamente la propria omosessualità e mettendosi in gioco alla ricerca di un ipotetico amore. Un’idea che spalanca le porte a qualcosa di più grande; se quasi contemporaneamente “Mamma RAI” censura il famosissimo film “Brokeback Mountain” trasmettendolo in seconda serata e tagliando minuziosamente anche solo uno sguardo fra due protagonisti maschili, la più modesta nostrana Napoli TV ci propone un reality dichiaratamente gay, sbeffeggiando del tutto il bigottismo italiano. In un’Italia in cui recenti notizie riportano di sacerdoti che rifiutano la comunione agli omosessuali, di politici che identificano i gay quali “peso sociale”, ecco arrivare un’emittente locale, che in sordina provoca una grande rivoluzione, un boato muto che si configura come un piccolo spiraglio di luce nell’oscurità dell’omofobia italiana.
Terminate le meritatissime lodi, passiamo alle critiche perché ce ne sono e siamo sicuri che verranno accolte nel modo più costruttivo possibile.
Partiamo dalla sigla, davvero così “genuina” con tanto di cupido in sovrappeso da meritarsi un posto d’onore nel “trash web-televisivo”.
La trasmissione si apre con un videomessaggio augurale della famosissima attrice Maria Grazia Cucinotta, che sembra essere stata beccata per caso all’ingresso del porto napoletano, dalla tremolante mano di un cameraman di Napoli TV o di un turista giapponese diretto a Capri, mistero che rimarrà occulto alle masse. Nonostante la “vibrante” ripresa, il messaggio della Cucinotta appare sentito, nonchè giusto.
Continuiamo con la scenografia, interrogandoci sul perché all’improvviso siamo stati catapultati indietro nel tempo, precisamente nel 1986; uno studio cupo, con poche luci nemmeno riflesse dall’enorme paravento argentato rubato chissà a quale saggio di danza.
Proseguiamo: ad aprire le danze, appunto, è Lina Carcuro, ex concorrente del Grande Fratello ora nei panni, anzi sui tacchi, da conduttrice. Conduzione caratterizzata da lunghe pause, forse troppe, ripetitività e uno stile da “mamma protettrice” che forse poco si addice alla situazione ma che è ben comprensibile e giustificabile, vista l’ansia di portare avanti un progetto e un ruolo così nuovi. Nel complesso la Carcuro funziona, soprattutto quando è se stessa e non cerca di imitare la De Filippi o la Marcuzzi; ciò che ci piace di questo programma è soprattutto il carattere nostrano, dunque Lina sii te stessa anche a discapito della dizione impeccabile.
Tra i due giornalisti in studio si distingue in positivo Cristina Cennamo de “il Mattino” che avanza il desiderio, nonché timida critica, di voler vedere nelle prossime puntate più diversificazione d’età e dunque di esperienze tra i concorrenti; desiderio più che sensato visto che la maggior parte dei partecipanti è poco più che ventenne e ha dichiarato di non aver avuto grandi esperienze.
Ma passiamo ora proprio a loro, ai tronisti e ai cacciatori, protagonisti di questo gioco; come già detto sono giovani, giovanissimi (tranne alcune facce con qualche rughetta in più). Non ci si può ancora lamentare perché in questa puntata pilota hanno detto ben poco, se non qualche timida domanda o risposta, tremanti e linguisticamente incerti. Questi ragazzi devono essere comunque incoraggiati e lodati, per la spontaneità con cui hanno intrapreso questo percorso, per quel pizzico di egocentrismo che li ha portati fino a lì e per quella voglia di cambiare il mondo mettendosi in prima linea. Purtroppo in questa prima puntata non siamo riusciti a conoscerli abbastanza da memorizzare i loro nomi e i loro volti, un po’ a causa del poco tempo a disposizione un po’ per demerito della regia, troppo lenta per inquadrarli durante i loro brevissimi botta e risposta.
Infine, nota dolentissima di questo programma innovativo è stata l’infelice battuta di uno dei due giudici del programma, l’ex concorrente partenopeo dell’Isola dei Famosi, Alessandro Feliù il quale alla domanda della conduttrice: “Trovi che tra i concorrenti ci sia qualcuno più affine a te?”, ha risposto: “Per fortuna, no!” con tanto di sorrisino inopportuno e di rimprovero da parte della conduttrice. Quel “per fortuna” fa la differenza; un’espressione che in modo quasi berlusconiano, ci ha ricordato che lui, “per fortuna” è etero, dimenticandosi tutti i buoni propositi di questa trasmissione e ricordandoci che in Italia molto spesso ci si sente ancora fortunati ad essere etero. Personalmente consigliamo al bel Alessandro Feliù di non abbracciare le tematiche LGBTQI nella vana speranza di accaparrarsi un ultimo briciolo di notorietà, perché ci sono tanti ragazzi napoletani che si sentono altrettanto molto fortunati ad essere gay.
Detto ciò continueremo a seguire la trasmissione in onda tutti i giovedì alle ore 23 e contemporaneamente in streaming su internet, augurandoci che queste critiche, a volte un po’ ironiche, possano servire da spunto per migliorarsi, conferendo al programma il giusto “outfit” che si merita, perché ad una grande idea deve corrispondere una grande realizzazione.
Made in Love, Made in Naples.
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Credo che questo articolo abbia colto in pieno le minuzie e le pecche del programma, che anche se destinato a una tv locale, ha raccolto non poche attese alla sua vigilia. Abbiamo pero’ , purtroppo, dovuto vedere, a mio avviso, una pessima realizzazione di una seppur banale buona idea. Devo dissentire peró con te sulla questione “coraggio” Mario: il programma è comunque andato in onda in seconda serata, e diciamo che gia’ questo basterebbe a giustificare reti ben piu’ importanti a non considerare tali format. In piu’ bisogna dire, che al di la delle indubbie difficolta’ produttive, a noi pubblico, GLBT e non, piacerebbe che per una volta la salvaguardia dei diritti che ormai fanno tanto “specie protetta” fosse lasciata fuori da certi tipi di varietà; Soprattutto per non incorrere nei soliti e obsoleti clichè. Concludo e dico che, fatto salvo qualcuno dei partecipanti al programma, così come tante regole linguistiche e grammatiali, l’aspetto sociale del programma sia stato preso poco o niente in considerazione!
Programma molto al disotto delle aspettative, scopiazzare un pò può andar bene..mq servivano delle varianti per dare quel tocco di originalità che mancava!